Artista: White Lies
Album: Ritual
Label: Polydor
Anno: 2011
Scarica l’album:
Ritual — White Lies
Una buona notizia e due avvertenze. La buona notizia è che “Ritual”, secondo album dei White Lies, soddisfa le aspettative dei new wavers e di chi sperava in una conferma del livello di “To Lose My Life”. Era difficile arrivarci ma Harry McVeigh, chitarra e voce, Charles Cave, basso e cori e Jack Lawrence-Brown, batteria, ce l’hanno fatta. Anche grazie alla produzione di Alan Moulder, artefice di capolavori per Depeche Mode e Nine Inch Nails.
E ora le due avvertenze. Prima: non mi parlate più della somiglianza tra loro e i Joy Division. Il timbro profondo della voce di Harry e il fatto che si vestano di nero non giustificano un accostamento insostenibile. Essenzialità, crudezza, fragilità, dolore, hanno reso immortali i Joy Division. I White Lies, a cui vogliamo bene, non hanno niente di tutto questo. Seconda: in questo album seguono una linea preoccupante, riempiendo i brani di suoni fino a renderli orchestrali e epici, un po’ come l’ultimo album degli Editors. Gli strati di suono aggiunti snaturano un po’ il cuore delle canzoni, avvicinandoli probabilmente alle esigenze della Polydor. Detto questo.
“Is Love” parte con ritmo marziale e classica atmosfera White Lies, poi la ritmica lo trasforma in qualcosa di già sentito in stile U2 periodo “Achtung Baby”. E’ non è un complimento. La canzone è bella comunque e il ritornello vincente. “Strangers” ha un andamento new wave alla Ultravox. E’ ariosa, leggera e con un incedere che arriva fino al bridge, in cui la canzone prende una piega drammatica. Fino ad arrivare ad uno splendido ritornello che la avvicina alla qualità di “To Lose My Life”. Bella.
Con “Bigger Than Us”, brano scelto come singolo, si torna ad atmosfere tipiche dei nostri, con la voce di Harry che sale fin troppo rispetto a ciò che si ascolta dal vivo. Ma il brano tiene la tensione fino alla fine. “Peace & Quiet” è invece uno dei brani che riprende le sonorità stratificate (fino agli archi) tipiche del nuovo corso degli Editors. Lascia poco il segno ma è d’atmosfera. Stesso discorso per “Streetlights”.
Bello e potente, molto eighties e trascinato dal drumming e dalle tastiere è “Holy Ghost”. Brano dark, drammatico, oscuro che ad un certo punto va in levare e diventa ballabile. “Turn The Bells” è lento e riprende sonorità dark complesse, in cui ancora le tastiere rendono la drammaticità del brano, che per il resto si regge su una bellissima armonia. In “The Power & The Glory” entra in gioco la batteria elettronica e i synth la fanno da padrone.
L’album regge fino alla fine e cresce di ascolto in ascolto. L’augurio è che nelle prossime prove mantengano l’essenzialità del loro suono.
Luigi Zampi
Scarica l’album:
Ritual — White Lies
TRACKLIST
1. Is Love
2. Strangers
3. Bigger Than Us
4. Peace & Quiet
5. Streetlights
6. Holy Ghost
7. Turn The Bells
8. The Power & The Glory
9. Bad Love
10. Come Down
LINK
Sito web www.whitelies.com
Myspace www.myspace.com/whitelies
Facebook www.facebook.com/WhiteLies
Label www.polydor.co.uk
non saranno da accostare ai Joy Division (ineguagliabili!) ma sono davvero bravi i White Lies.…