Album:Future This
Label: 4AD
Anno: 2012
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La 4AD con il nuovo album dei Big Pink compie un’operazione difficilmente comprensibile. Robbie Furze e Milo Cordell sono stati con il loro primo album una delle rivelazioni della scena britannica in via di revival new wave e shoegaze. A Brief History of Love era un album interessante, condito di belle canzoni. La provenienza da Manchester faceva il resto, con evidenti richiami alle sonorità stratificate alla Happy Mondays. Il punto è che Manchester dà alla testa e fa credere di essere arrivati al top di creatività e credibilità (chissà quanti pensano “siamo i nuovi Joy Division”). Creatività e credibilità che i Big Pink perdono con un album fuori tempo, fuori tema. Inutile. Pur volendo nelle intenzioni risultare madchester, il risultato è uno scialbo riproporsi di stilemi da pop elettronico anni 80, ma del peggiore. Chi si ricorda “Sinful” di Pete Wylie non ha bisogno di altre parole.
L’album parte con “Stay Gold”, brano avvolgente dall’incedere solenne. Lento, tenuto leggero dalle tastiere, avvolto ogni tanto da giri di synth a bassa frequenza. E’ un inno positivo da stadio, pop perfetto con ritornello killer, che esplode sopra le tastiere. Si prosegue con “Hit the Ground (Superman)”, singolo di lancio, in cui la voce di Robbie Furze comincia a diventare fastidiosa, con una tonalità stridula. Il brano è mediocre e si basa tutto sul ritornello. Stanco, da pubblicità in televisione. Sensazione confermata dal successivo “Give it Up”, con l’andamento tipico dei brani da chiusura serata, lenti e con poco groove. “The Palace” si solleva perchè è calda, triste e gli intarsi di tastiere sono belli. La canzone si regge da sola su un ritornello coinvolgente. E poi arriva il ritmo ballabile e le strutture di batteria di “1313”, che nella ricerca di equilibrio tra ritmo e melodia mi hanno ricordato in modo inquietante i Vitamin Z, band meteora del synth pop negli anni 80. Si passa per anomimi brani barocchi e altri che scimmiottano i Pet Shop Boys. Migliore la finale “England”, brano soft, delicato, meno sovrastrutturato degli altri.
Un album a tratti irritante, costruito per rimanere nelle orecchie al primo ascolto. Un uso scontato delle tastiere, la ricerca della canzone pop perfetta, il richiamo al pop leggero ma stantìo. Un album fatto per piacere, che se ascolterò un altro paio di volte piacerà anche a me. Per godere di quel pop andate a cercarvi gli originali: a disposizione per suggerimenti.
Luigi Zampi
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TRACKLIST:
Stay Gold
Hit The Ground (Superman)
Give It Up
The Palace
1313
Rubbernecking
Jump Music
Lose Your Mind
Future This
77
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