Long Beach fino al 1880 non era altro che un agglomerato di Ranch sparsi qua e là in un vasto territorio sul mare abitato da 30.000 pecore e qualche uomo.
Tutto ebbe origine dal fallimento di un ambizioso consorzio agricolo nato attorno al Rancho Los Cerritos di William E. Willmore. A rilevare quelle terre si candidò un sindacato di Los Angeles, la “Long Beach Land and Water Company” che cambiò il nome alla località in Long Beach e ottenne nel 1888 lo status di città. La California rappresentava la terra delle opportunità, tutto era da fare, da inventare ed in pochi anni arrivarono fiumi di persone, industrie e l’immancabile treno.
Con il treno arrivò a Long Beach anche il padre di Jones, come agente della Southern Pacific Railroad, un pioniere per quelle terre.
Lindley Armstrong “Spike” Jones nasce proprio in quei luoghi nel 1911, in piena era del progresso, quando ricchezza ed opportunità si sviluppavano con niente.
Il soprannome Spike gli fu affibbiato dal telegrafista della Southern Pacific Railroad, quando vide il figlio del collega esclamò: ‘Hey Jones, Hi is a spike!’ riferendosi ai grossi chiodi che servivano per costruire le ferrovie.
Da allora il suo nome perse l’altisonante ‘Lindley Armstrong’ e rimase soltanto quello scherzo.
Segno del destino, Jones è stato uno dei precursori della musica ironica moderna: irriverente, folle e simpaticissimo, egli inventa uno stile che inspirerà molti, moltissimi artisti.
Le cronache del tempo raccontano i suoi spettacoli come incredibili e folli show musicali, mai visti prima; spari, pernacchie, gargarismi e qualche rutto, tavolette del cesso con corde suonate come chitarrine; vedere cose del genere negli anni ’40 doveva apparire qualche cosa di pesantemente irriverente.
Spike inizia il suo percorso come batterista, a 11 anni è già dietro un set di drums a suonare all’impazzata. L’adolescenza la passa costituendo piccole band ed impara a far musica con cucchiai, forchette, pentole ed altro dal cuoco del ristorante della stazione.
La sua carriera la inizia nel modo più tradizionale per i tempi, entrando in una grande orchestra, quella di Victor Young, nel 1930, a soli 19 anni.
Tra il ’37 ed il ’42 farà parte della John Scott Trotter Orchestra con Bing Crosby con cui inciderà ‘White Christmas’.
Spike suonerà anche per l’orchestra di Cindy Walker, un cantautore abbastanza noto al tempo, e proprio da un suo testo nascerà il nome del gruppo con cui Jones sfonderà: ‘The City Slickers’, letteralmente gli elegantoni di città.
In quegli anni Spike batterista ottenne molto lavoro: le radio, le orchestre ed i cantautori se lo contendevano, la cosa non passò inosservata all’American Federation of Musicians che nel 1942 gli proibì di pubblicare registrazioni come batterista per almeno due anni, avendo superato la quota di lavoro stabilita. Fu allora che s’invento un nuovo mestiere, il suonatore di oggetti, figura non regolamentata dal potente sindacato e da li iniziò la parte migliore della sua carriera. Il ’42 è l’anno del successo ed arriva con una canzoncina ironica su Hitler: “Der Fuehrer’s Face” è la colonna sonora del cartone di propaganda antinazista “Donald Duck in Nutzi Land” di Walt Disney che vince l’oscar come miglior cartone animato nel 1943. Il testo della canzone prevede una bella pernacchia ogni volta che viene pronunciato il nome di Hitler, una irriverenza che dimostra con tutta forza la libertà d’espressione garantita in quegli anni negli Stati Uniti e si sposa bene con il finale del cartoon in cui Paperino abbraccia una statuetta della libertà al risveglio da un incubo nazista.
Spike è irriverente con tutto, stravolge le canzoni in voga in quei tempi ridicolizzando cantanti e spettatori, sfotte i cinesi in “Chinese Mule Train”, i russi in “Russian Dance” e gli italiani in “Pal-Yat-Chee”; non risparmia i neri in “Deep Purple” e gli anziani in “Granny Speaks”. L’ironia di Spike pesca molto dal Vaudeville anni 20 e porta in musica quello spirito dirompente che ironizzava su tutto e tutti utilizzando qualsiasi mezzo possibile ed esprimendo uno stile ancora moderno; ad esempio in “Dance Of The Hours”, verso metà del brano, si sviluppa una concitata telecronaca incredibilmente vicina ai suoni di Frank Zappa. L’ironia e lo scherzo non passava solo dalle note, veniva portato in scena con abiti assurdi ed eccentrici, a sfottere proprio quegli ‘elegantoni di città’ arrichiti in soldi ma zoticoni nell’anima; anche in questo Spike Jones fu molto vicino allo spirito Vaudeville e non lontano dal meraviglioso spirito dei Marx Brothers. Pur basando le sue canzoni sullo scherzo e le follie, non per questo Spike Jones ed i suoi The City Slickers furono dei mediocri musicisti, anzi furono professionisti di altissimo livello tecnico, tutti polistrumentisti eccentrici e precisi e Spike fu il loro direttore, severo e perfezionista. La fama acquisita li portò ad avere un proprio show televisivo in cui mettevano in scena spettacoli rocamboleschi di cabaret musicale d’avanguardia; erano arrivati gli anni 60 e Spike era ormai sopraffatto dal suo vizio più grande, il fumo. L’enfisema che lo affliggeva costringeva questo genio puro ad usare una bombola d’ossigeno dietro le quinte senza la quale non sarebbe stato in grado di terminare uno spettacolo. Spike si spense nel Maggio del 1965 a Beverly Hills a soli 54 anni. A tutti coloro che, nella musica, si prendono troppo sul serio farebbe bene ascoltare ‘All I Want for Christmas (Is My Two Front Teeth)’ o ‘I Went to Your Wedding’, due perle di musica ironica con cui Beatbear vuol ricordare il genio di Spike Jones.
Francesco Belli
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Spike Jones
Grazie per la recensione, mi ha aperto gli occhi su un personaggio che non conoscevo.… e su di te!