Album: The Family Tree: The Roots
Label: Bear Machine
Anno: 2011
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The Family Tree: The Roots — Radical Face
Ben Cooper, alias Radical Face (e metà dei piacevolissimi Electric President) è una sorta di alter-ego del prototipo indie: un ragazzone introverso, timido, legato alla sua numerosa famiglia, afferma di non saper suonare granché la chitarra e di non possedere una bella voce: insomma una figura per certi versi uncool. In realtà Ben sa raccontare storie come pochi sanno fare, grazie proprio al suo approccio estremamente umile alla musica. L’ottima capacità di comporre canzoni altamente evocative con testi poetici ed intensi che si era già palesata nell’album d’esordio, Ghosts, viene valorizzata maggiormente in questa ultima fatica, The Family Tree: The Roots. L’album, completamente prodotto dalla famiglia sotto il nome di Bear Machine, rappresenta la prima parte di una trilogia che si propone di narrare vicende e saghe di determinati nuclei familiari, in questo caso delle prime due generazioni della fittizia famiglia dei Northcotes’, durante il diciannovesimo secolo.
“This road is now my only friend, It welcomes me through straights and through bends, But no matter how long I stay, It will never know my name, Oh, I am a long way from home, Yeah, I am a long way from home”. Con queste parole che annunciano una lontananza da casa, la opening track “Names” fa cominciare il viaggio di ritorno di The Roots, una breve ninna-nanna che si disperde nel frinire dei grilli, per lasciare presto spazio ad uno degli episodi più convincenti mai realizzati da Radical Face, ovvero “Pound Of Flesh”: il fade-in di pianoforte accenna ad una calma bucolica, per poi prorompere in un incedere incalzante, trascinato da tamburi e handclapping, quest’ultimo tratto distintivo delle composizioni del ventinovenne di Jacksonville. “Black Eyes” conferma la sensazione che il ritmo è una componente decisamente importante per l’artista, mentre in “Severus And The Stone” la morte entra a far parte del viaggio descritta in modo visionario (lo stesso accade in “The Dead Waltz”), accompagnata da un piano ballerino pregno di pathos e dalla maturata voce di Ben. “The Moon Is Down” segna un momento di pausa, una canzone che rientra nei canoni del folk classico, delicata voce-chitarra-piano che dà ulteriore prova della grande scrittura di Ben Cooper.
Nonostante diversi brani seguano la stessa ricetta, l’album riesce nel compito di non risultare ripetitivo, grazie anche all’incursione di svariati strumenti (come la fisarmonica nella bella “Ghost Towns”), e al contrario si presenta in modo meno discontinuo rispetto al precedente Ghosts, con un concept di fondo che lega ogni canzone all’altra. Altra caratteristica da notare è la quasi totale assenza di campionature, sacrificate per una produzione più semplice.
The Family Tree: The Roots è un album che lascerà certamente soddisfatti i fan di Radical Face, mentre per gli altri è una occasione per farsi catturare dal suo raffinato storytelling.
Gianmarco Cipolletta
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The Family Tree: The Roots — Radical Face
TRACKLIST
1. Names
2. A Pound Of Flesh
3. Family Portrait
4. Black Eyes
5. Severus And The Stone
6. The Moon Is Down
7. Ghost Towns
8. Kin
9. The Dead Waltz
10. Always Gold
11. Mountains
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