Album: Dalla Terra dei Fuochi
Etichetta: Magmamà/Fullheads
Anno: 2011
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Dalla terra dei fuochi — R&Fusion
Oltrepassare le barriere, mischiare tradizione e innovazione, italiano con dialetto napoletano, ritmica e melodia, recitativo e cantato, fondere, confondere, R&Fondere, infine rifondare. Mi pare un buon incipit per la recensione dell’opera prima dei R&Fusion: una mezza citazione e un gioco di parole leggero e azzardato, in linea con la leggerezza e la divertita audacia di una band che gioca a mescolare le carte, a giocare con suoni, parole, generi e atmosfere.
Sì, i R&Fusion trovano un bel modo di mettere fuori la testa nel mercato discografico e la loro opera prima ha compattezza e precisione di intenti, palesi anche nel nome creativo e multi-leggibile, che sta per R(icerca) & Fusion (come genere musicale) – a sua volta scomponibile in Fusi e On, perché i R&Fusion non sono un gruppo pedantemente off! -, ma che può ricordare anche il termine napoletano “arrefondere”, che rimanda più o meno al concetto di perdita, sconfitta. Tutto molto giusto, perché i R&Fusion sperimentano il concetto di fallimento con tutta l’anima, battendo con nuova sensibilità (che è tutt’altra cosa rispetto a quel noioso equivoco chiamato “originalità”) strade già lodevolmente battute nell’underground napoletano negli anni ’80 – l’incontro fra jazz, blues, rock, funk, canzone napoletana classica, a supporto di un dialetto che si fa codice nuovo — aggiungendoci i richiami dei nostri giorni, come rap e un pop melodico di sapore anche nazionale.
E il fallimento fa da sfondo anche eticamente, nei contenuti, nei paesaggi, nei racconti e nelle frustrazioni di Napoli e dei napoletani. Quelli che resistono e quelli che si arrendono, quelli che partono e quelli che restano, e soprattutto quelli che sono tutte queste cose a fasi alterne. Per cui niente di strano se lo sballottamento da un genere musicale all’altro si traduce anche in uno sballottamento umorale: la prima gustosa traccia – “Aveto e forte” (alto e forte) – comincia con un aspro invito a scappare (“Fa’ ampresso, fuje! […] Napoli, solita ammuina: gente ‘mmiezo ‘a via ca magna e ride, chiagne e fotte!”), passa per un’ammissione di omertà (“che me ne fotte ‘e ll’ata gente? Basta ca nun sparano a me!”), e finisce in maniera naturalissima in un’orgogliosa dichiarazione d’amore alla città e alla gente che ancora la tiene in piedi.
Ma guai a credere che il disco pecchi di provincialismo. La Terra dei Fuochi — come coerentemente si chiama l’album riferendosi al territorio delle province di Napoli e Caserta – è un album di ampio respiro e di giusta ambizione, che si fa ascoltare perché vuole comunicare, giocando in equilibrio fra etica ed estetica, senza mai diventare estetizzante. E i riferimenti al fuori Napoli e all’Italia ci sono e sono sempre maturi, con tanta ironia e nessun banale campanilismo (in “150 anni”, pezzo assai critico con le celebrazioni per l’unità d’Italia, si specifica ben presto a suon di rap: “mettimm’ in chiaro subbito ‘na cosa: nuje nun simm’ né monarchici, nuje nun simm’ né nostalgici…”).
Tra un contrabbasso e un sassofono, passa insomma la volontà di voler parlare concretamente con chi ascolta, senza disprezzare il divertimento né la possibilità di ballare su di un ritmo. Niente male nei nostri anni di stanchezza ideologica.
Antonio Piccolo
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Dalla terra dei fuochi — R&Fusion
TRACKLIST
1. Aveto e forte
2. Cantame
3. Come sembri
4. 150 anni
5. Assai stupida
6. Dawi
7. Ninno
8. Ego
9. Sofia dorme già
LINE UP
Emanuele Ammendola: contrabbasso voce
Marco Fiorenzano: pianoforte
Paolo Pironti : sax alto e soprano
Luca Di Sieno: oboe, Percussioni, chitarra , Voce
Pietro De Luca Bossa: batteria, voce
Eduardo Ammendola: videoproiezioni e sortite teatrali
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