Album: What We Are is Secret
Etichetta: Octopus Records (distribuzione Audioglobe)
Anno: 2012
Dal primo Ep del 2010 è trascorso più di un anno, un anno in cui il profilo elettronico della band si è affilato ed al curriculum si è aggiunto un bagaglio d’esperienza internazionale di tutto rispetto; questi sono gli ingredienti che cucinano What We Are Is Secret secondo la ricetta dei Low-Fi, gruppo indie-rock campano intervistato da Beatbear in occasione del Caserta Rock Fest 2011.
Il disco si apre con “Something”, traccia dall’apertura degna di un club di Berlino che prosegue con l’incontro della voce di Alessandro Belluccio con ritmi chitarra-batteria marcatamente new wave ed con effetti elettronici, curati da Fabio Sorrentino, a colorare il brano con tanto di intermezzo arpeggiato che aggiunge un pizzico di dark. La seconda traccia “Daylight” presenta basi elettroniche più incalzanti a cui il gruppo si adegua in un pezzo veloce, immediato ed efficace; “Dead Disco Syndrome” attacca con un beat serrato e uno slap di basso che innesca una traccia delle più interessanti, dai marcati tratti post-punk che strizza l’occhio ai Joy Division.
L’album prosegue con un altro pezzo puramente elettro-rock, “Speed Control”, semplice e coinvolgente e caratterizzato da un interessante intermezzo. Dopo comincia il momento delle collaborazioni: la prima è con Alessandra Gismondi dei Shonwald nella traccia che da il nome al lavoro; il pezzo è decisamente più rock dei precedenti ed è da segnalare un assolo di chitarre noise di Adriano Belluccio. Con “Private Revolution” dal gusto nucleare (recita “destroy the system with the radiations”) si ritorna a toni cupi con la batteria di Giuseppe Gabbana che batte di prepotenza sulle pelli ritmi incalzanti, il tutto condito dalla partecipazione dei No More.
L’incontro con l’elettronica dei Din a Tod dà corpo a “Evidence Of a Missing Link”, un altro brano che affonda le radici nella tradizione new wave; per poi tornare al rock elettronico di “On The Scene”. L’album volge al termine, passando per l’interessante “Steinhaus”, nei fatti un riassunto dei generi presenti nell’album, per concludere con “Piano Metal” traccia dalle atmosfere dark.
Ad impreziosire il lavoro c’è la produzione di Giuseppe Fontanella (24 Grana) e la masterizzazione negli Swift studio di Londra. Questo esordio ha riferimenti d’oltreoceano come gli She Wants Revenge e i Placebo, passando per i Depeche Mode e canoni fortemente internazionali, in linea con lo spirito di questi ragazzi che hanno già esportato all’estero la loro musica e si preparano a tornarci. Impreziosito dalle collaborazioni e dai riferimenti musicali, il disco rilancia argomenti musicali che (soprattutto in italia) trovano sempre meno spazio e lasciano una grossa fetta di ascoltatori affamati, e lo fa senza essere estemporaneo con sperimentazioni sul genere.
In definitiva il lavoro di questa giovane band Italiana, che di Italiano ha poco, mostra maturità e padronanza, offrendo un’opera che esalterà gli amanti della Post/New Wave dagli anni ’80 ad oggi e che catturerà l’interesse dei nuovi ascoltatori grazie ad un sound coinvolgente e mai banale.
Andrea Sangiovanni
TRACKLIST
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