Album: Mute Words
Label: Heart and Soul
Anno: 2011
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La parola artista per Leonardo Rosado è usata saggiamente perchè è la definizione esatta della sua carriera. Proviene dal Portogallo e fa dell’arte il suo stile di vita: è un poeta, musicista e pittore. Ciò che caratterizza il personaggio è la sperimentazione e non a caso è a capo della Feedbackloop, un’etichetta indipendente che vanta un vasto catalogo di musica ambient e sperimentale.
Da questa etichetta Rosado ha creato una sublabel, Heart and Soul, che ha come obiettivo unire due mondi affini, musica e poesia. Al centro c’è il tentativo di riportare al centro la parola come mezzo comunicativo e di ispirazione musicale. Attualmente l’unico disco prodotto dalla sublabel è proprio Mute Words di Rosado, che ha attraversato un 2011 molto prolifico. Infatti l’abbiamo visto impegnato in lavori solisti e in collaborazione con altri. In particolare gli ascoltatori più attenti avranno avuto modo di ascoltare Dear and Unfamiliar in collaborazione con il progetto solista di Alicia Merz ovvero Birds of Passage (a sua volta protagonista del 2011 con Without the World).
Per questo progetto si è circondato di tre guest star: la citata Alicia Merz, Barbara de Domicinis (musicista dalla spiccata vena sperimentale, ha collaborato con Nicola Conte ed è titolare di progetti come Cabaret Noir, Poe-si, Anti-gone) e della poetessa, musicista e visual-artist Michelle Seaman (metà dei Dwindlers).
Il titolo del disco è altamente rappresentativo di quello che si ascolta: atmosfere ambient e field recording, tra tocchi di pianoforte e metallofono che avvolgono le parole (sussurrate e non sempre presenti, ecco perchè Parole Mute) e diventano estensione naturale delle poesie (che non trovate nei brani, ma in uno dei libricini delle 50 copie disponibili), incrementando la profondità delle riflessioni che ritroviamo in essa. Suoni dosati, quasi muti, decisamente esperienziali.
“Quietness Unfolding” apre il disco in maniera sommessa, un drone unico e continuo disturbato dai rintocchi del metallofono. Nell’inquietante ed eterea “How in between Came to be” ammiriamo Barbara de Domicinis, con la sua voce ammaliante che si dimena fra dissonanze rumoristiche, loop recording e poche note di un pianoforte minaccioso.
“At the Intersection” è uno dei pezzi strumentali più riusciti, Sigur Ros in versione oscura: un vero viaggio nell’irrequietezza dell’animo umano. Michelle Seaman recita alcuni versi in “The Study of Doubt”: uno spoken-word accompagnato da un pianoforte rilassato e una componente rumoristica che fa venire in mente le onde del mare. Splendida sensazione.
“Unfinished Sympathy” è il brano più toccante: i “drone marcianti” sembrano voler simulare l’avvicinarsi di un qualcosa di indefinito, ma la cui vicinanza crea uno stato di agitazione e calma allo stesso tempo. “Dust in the Air” è un pezzo nel quale l’uso del pianoforte ricorda composizioni di artisti quali Nils Frahm e Peter Broderick, con un suono decisamente più scarno. La parte rumoristica viene fuori in “Sustaing Silence”, la traccia più desolante, da brividi lungo tutto il corpo. Splendida la chiusura con “Out of Pure Kindness” con la voce dalla bassa tonalità di Alicia Merz che avvolge il sound, leggermente addolcito rispetto al resto dell’album.
Leonardo Rosado è l’esempio come l’incrocio fa più arti sia la base per risultati notevoli come questo Mute Words: non solo si può apprezzare la qualità della parola, ma attraverso la musica si riesce a comprenderne il significato, a sentirla sulla propria pelle e a rendere tangibile ciò che è indefinito.
Nicola Orlandino
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