Album: Gravity The Seducer
Label: Nettwerk Records
Anno: 2011
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Gravity the Seducer — Ladytron
I Ladytron da un po’ cercano l’uscita dalla gabbia electro in cui sono nati e cresciuti, ampliando la gamma dei suoni e delle loro creazioni verso un synth pop elegante e accogliente, basato più su melodie e stati d’animo che su ritmo e bassi. Insomma, “se proprio ci dovete cercare fatelo non alla voce Presets ma alla voce Pet Shop Boys”. Quello che infatti si trova in Gravity The Seducer è un insieme armonico di belle canzoni sintetiche nel senso in cui lo intendono i Ladytron, colorate di malinconia e registri in minore, di lentezza e ritornelli pop. La grandezza di questa band sta proprio nell’andare su una strada difficile rispetto alla creazione di pop song da classifica: si muovono verso territori eleganti e tenebrosi allo stesso tempo e in questo mantengono un approccio indie più di band che di indie hanno solo la camicia a quadri.
L’album esce per la Nettwerk Records, label di Vancouver che da 25 anni segue progetti ambizioni con visione a lungo termine e che coccola la band di Liverpool (Helen Marnie, voce e synth, Mira Aroyo, voci e synth, Daniel Hunt, synth e chitarre, Reuben Wu, synth) da Velocifero, il loro album del 2008, quello di maggiore successo.
L’album si apre con “White Elephant”, brano malinconico e leggero, cadenzato da tocchi di piano e archi sintetici. La voce in secondo piano di Helen è come sempre magica e ci porta in territori dream pop. “Mirage” è veloce e drammatica, con tastiere delicate e ritornello emozionante. Niente di ballabile, come l’intero album. Con “White Gold” si comincia a sentire la circolarità di sequencer addomesticati e scrosci di tastiere sognanti che creano una atmosfera di attesa. Il brano è lento e lo rimane anche quando entra in gioco la drum machine. Atmosfere electro si ritrovano in brani come “Ritual”, in cui è identificare i pattern tipici della costruzione di brani alla Ladytron. Ma siamo lontani dal periodo “Seventeen”, forse per sempre. Alcuni brani non reggono lo standard di qualità dei nostri (vedasi “Moon Palace”) ma sono alternati a gioielli synth pop come “Altitude Blues”. Interessante poi notare che anche nei brani veloci (come “Melting Ice”) i Ladytron non cercano il groove ballabile e le linee di basso dance. Scelta consapevole che allargherà il campo dei loro ascoltatori.
In definitiva un album maturo, serio nelle intenzioni e nei suoni. Che pecca solo per la poca ricerca di sonorità inedite. Da ascoltare con calma e dedizione, come meritano i maestri del synth pop.
Luigi Zampi
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Gravity the Seducer — Ladytron
TRACKLIST
1. White Elephant
2. Mirage
3. White Gold
4. Ace of Hz
5. Ritual
6. Moon palace
7. Altitude Blues
8. Ambulances
9. Melting Ice
10. Transparent Days
11. 90 Degrees
12. Aces High
LINKSito web: www.ladytron.com/
Myspace: www.myspace.com/ladytron
Facebook:www.facebook.com/ladytron
Label:www.nettwerk.com/label