Artista: K-Conjog
Evento: Live @ Mamamù
Città: Napoli
Data: 25 Marzo 2011
Ci si ritrova di nuovo al Mamamù, piccolo locale al centro di Napoli, zona franca per sperimentazioni e artisti emergenti; amici, pacche sulle spalle, facce note e facce nuove: questo il bello di Napoli a metà fra paese ed ex-capitale.
K-Conjog non è un novizio, ma è una novità, un nome che gira; noi di Beatbear lo seguiamo da tempo e l’abbiamo intervistato qualche mese fa. Ad oggi, questa sorta di Panda Bear o Kid Koala nostrano, annovera un disco, Il Nuovo E’ Al Passo Coi Tempi (2009), edito da Snowdonia, ed un Ep Le Storie Che Invento Non Le So Raccontare (2010) pubblicato per l’etichetta inglese Dirty Demos, ed è prevista a breve la pubblicazione di Set Your Spirit Freak, nuovo Lp, per l’americana Abandon Building Records.
Al di fuori del locale c’è tanta gente che parla, beve, fuma, si abbraccia, si saluta e una volta dentro riempie le due sale di cui è composto il locale in Via Sedile di Porto.
Con un laptop dalla mela morsa alla sua destra e un controller alla sua sinistra, maglietta a mezze maniche nera, Fabrizio Somma aka K-Conjog si muove dinoccolato, ondeggia, mentre alle sue spalle vengono proiettate immagini, per lo più in bianco e nero, apporto visivo ed estetico di Francesco Lettieri, regista e dioscuro artistico.
Lo show è basato sulla coordinazione di immagini e musica, formula estremamente espressiva e coinvolgente; il sound è vigoroso, dinamico, ma allo stesso tempo leggero, suave. La sensualità delle sonorità orientali, che fanno da leitmotiv, si traduce nelle suggestioni noir di un budoka che si esercita o nell’irresistibile fascino di una Barbara Bouchet che danza in Milano Calibro 9. La musica scorre magneticamente, senza interruzioni: il live è pensato come un unico fluido continuo. Insieme a Nobody Knows, anteprima del nuovo album, Mono No Aware è l’unico pezzo riconoscibile, con il suo video/collage di immagini spaziali: trasmette una sensazione di straniamento, ma al contempo di una paradossale armonia, con la struggente dolcezza del piano, cui fanno da tappeto sonoro voci di bambini; l’ingresso della batteria è dirompente e segue impetuoso col suo incedere marziale, i violini che entrano per non abbandonare mai il pezzo, fino alla sua fine, insieme con l’arpa, sono di una commovente bellezza.
L’essenza della musica di K-Conjog è sia personale che impersonale, sia concreta che universale, trasmette un’energia fondamentale, creativa; un’ energia formativa, che esce dal caos, che trasfonde calore, leggerezza, forza: una forma di energia sprigionantesi dalla musica e dalle immagini in armonia vicendevole.
Personalmente mi ritornano alla mente pagine lette in gioventù, in in tempo oramai andato: “C’è, in definitiva, un ordine che regna nell’Universo. Ciò non significa che tutto sia in un ordine perfetto, poiché alla luce della ricerca scientifica noi sappiamo che l’Universo è in continuo cambiamento, ed esiste molto Caos. Nonostante ciò, questo Cosmo, in cui coesistono ordine e confusione, è infinitamente bello”. (Carl Sagan, Cosmos)
Giovanni Piccolo
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