Album: Audio, Video, Disco
Etichetta: Ed Banger Records
Anno: 2011
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Audio, Video, Disco. — Justice
Dal 2007 ad oggi tutti avranno ascoltato un brano di Xavier De Rosnay e Gaspard Augè, meglio noti come Justice. Il duo francese ha dato una bella scossa alla musica elettronica con l’album “†” (Cross) i cui brani, come “D.A.N.C.E.” o “Phantom”, sono stati suonati e ballati ovunque; ora, a distanza di 4 anni, ecco il nuovo lavoro.
Audio, Video, Disco è diverso dal precedente, le influenze sono decisamente hard rock/ progressive creando un mix accattivante con l’elettronica del duo (come se gli Yes giocassero con i bassi sintetici di Giorgio Moroder). Poca electro quindi, e molto progressive pomposo.
Il disco comincia con “Horsepower”, che riprende lo stile tipico dei Justice con l’aggiunta dei ritmi della batteria che regala una vera e propria cavalcata in crescendo; il secondo brano è anche il primo singolo “Civilization”, un intro robotica di chitarre, con tanto di pause, che cede il passo ad un disco-rock caratterizzato dalle chitarre elettriche e dalla linea vocale di Ali Love (che qualcuno ricorderà per “Do it again” dei Chemical Brothers ). In “Ohio” è Vincent Vendetta dei Midnight Juggernauts ad occuparsi delle voci in un pezzo dalle basi progressive.
Si arriva alle intro barocche per “Canon (primo)”, intro di “Canon”, brano in cui si da spazio al rock addomesticato dai Justice, che sfornano un pezzo originale ed efficace; il collegamento ad “On’n’On” (con Morgan Phalen) da l’illusione di un unico pezzo, caratterizzato da ritmi rock ed una colonna vertebrale a la Daft Punk.
Dopo “Brianvision”, esercizio di scale per chitarra elettrica con distorsioni alla Europe, si passa a “Parade” altra traccia in cui i suoni della chitarra la fanno da padrone fino a “New Lands”, uno dei migliori brani, rock seventies con un tocco di influenze degli Who che dà un idea del nuovo profilo di Xavier e Gaspard (anche qui da segnalare la presenza di Morgan Phalen).
L’album volge alla conclusione con “Helix” , una porzione di electro condita di chitarre elettriche, e “Audio Video Disco”, manifesto di intenti dell’album che, se lasciato andare, rivela una traccia nascosta dal retrogusto Goblin.
I Justice ci propongono un lavoro diverso dall’album d’esordio, ma sarebbe sbagliato parlare di esperimento data la padronanza dei due nel genere; che il pallino per il rock lo avessero sempre avuto lo dimostrano diversi remix di brani famosi come “Master of Puppets” dei Metallica; inoltre il talento compositivo mostrato in passato dà vita ad un lavoro estremamente interessante e coinvolgente che fa incontrare generi diversi senza essere banale.
Andrea Sangiovanni
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