Intervista+Live IoSonoUnCane @ Mamamu – Napoli, 15 Gennaio 2011

Intervista+Live IoSonoUnCane @ Mamamu – Napoli, 15 Gennaio 2011

Artista: IoSo­noUn­Cane Evento: Live @ Mamamu Città: Napoli Data: 15 Gen­naio 2011 Scar­ica l’album: La macarena su Roma - Iosonouncane La macarena su Roma — Ioso­noun­cane

In questo tour, che segue il suo primo disco “La Macarena Su Roma”, Jacopo Incani (in arte IoSo­noUn­Cane) alterna pezzi più acus­tici (Il Sesto Stato, Il Corpo Del Reato) a pezzi più elet­tro (Torino Pausa Pranzo, La Macarena Su Roma, Il Cic­cione), seguendo questa for­mula che pos­si­amo definire di elettro-cantautorato.

Con­clusa la per­for­mance del gruppo d’apertura, i L’AMO, sale sul palco IoSo­noUn­Cane: chi­tarra acus­tica, cam­pi­ona­tore, loop­sta­tion e magli­etta bianca. Oltre alle voci, vocine e voci­azze, gus­to­sis­sime sono le facce, fac­cine e fac­ciazze che  accom­pa­g­nano l’interpretazione dei per­son­aggi delle sue can­zoni. Si dis­torce in una smor­fia da mamma arpia men­tre urla “bevi negro!” al bam­bino che affoga in “Sum­mer On a Spi­ag­gia Affol­lata”; digrigna i denti il dela­tore de “Il Boo­gie Dei Piedi”; “Il Cic­cione”sem­bra gon­fi­arsi come un per­son­ag­gio di un quadro di Botero ; il teledipen­dente guardone de “La Macarena Su Roma” ghigna bavoso men­tre guarda le mutan­dine delle ragazze sul toro mec­ca­nico, fino ad alzare gli occhi al cielo, in estasi com­pleta, men­tre vede in diretta “il trenino” giun­gere sotto casa sua “mani avanti, mani dietro, scrol­latina, balzo avanti” in una trashissima Via Cru­cis lungo le strade della Capitale.

IoSo­noUn­Cane si dimostra un bell’animale da palco, com­ple­ta­mente a suo agio, padroneg­gia bene l’alchimia fra l’acustico e l’elettronico, senza sba­va­ture e senza nem­meno cas­care nel clichè del can­tante con­tro. Ad averne di così…

Ma veni­amo all’intervista.

Fuori il Mamamu, reg­is­tra­tore alla mano, Jacopo Incani mi viene incon­tro: ha l’aria di un ragazzo intel­li­gente e sicuro di sè. Intanto dal locale arrivano le schi­tar­rate dis­torte dei L’AMO che aprono la serata.

COME NASCE IL PROGETTO IOSONOUNCANE? HO ASCOLTATO IL TUO PROGETTO PRECEDENTE, GLI ADHARMA, CHE ERA QUALCOSA DI MOLTO DIVERSO

Jacopo Incani al Mamamu (NA)

Con gli Adharma suon­avo la chi­tarra e le tastier­ine gio­cat­tolo, in più can­tavo e scrivevo i pezzi. Però in realtà il gruppo era strut­turato sull’ossatura che face­vano Ric­cardo Aresti ai synth e Simone Ena alla bat­te­ria, due musicisti molto vig­orosi e molto bravi, per cui io facevo delle linee che dessero un appiglio armon­ico, e quindi in realtà facevo molto poco. Una volta deciso di las­ciare il gruppo, si è posto il prob­lema di cosa fare. Avevo un’idea chiara di quello che avrei voluto fare, e cioè un prog­etto che con­te­nesse quello che in quel momento mi piaceva di più, o che vedevo più mio, come il can­tau­torato di Dalla, Bat­tisti, Gaber, De Andrè da un lato e dall’altro gli Ani­mal Col­lec­tive e tutta quella scena che uti­lizza l’elettronica abbinata al folk, e in più un po’ di psichedelia. Ma non sapevo asso­lu­ta­mente come farlo. Quindi, come prima cosa ho com­prato una chi­tarra acus­tica, poi un cam­pi­ona­tore, in realtà pen­sando fosse un’altra cosa; ho iniziato a usarlo, cer­cando di capire cosa fosse una loop machine. A quel punto mi sono chiuso in casa a reg­is­trare diret­ta­mente. Non provavo ma reg­is­travo. Scri­vere men­tre reg­is­travo mi ha por­tato a lavo­rare moltissimo sui suoni, e a stare un anno in casa lavo­rando in questo modo. Verso la fine del 2008 ho cre­ato il Myspace, e non volendo uti­liz­zare il mio nome, ne ho provati a centi­naia, fra cui Ioso­nouno, citazione di Tenco, per poi alla fine arrivare al nome attuale. Quando poi ho iniziato a fare con­certi, ho avuto prob­lemi su come trasferire il mio lavoro nell’ambito del live; il primo con­certo l’ho fatto a Gen­naio di due anni fa, per caso, a Bologna, senza aver mai provato, feci tutto il con­certo in live loop­ing, dal “Sesto Stato”, a “Sum­mer On a Spi­ag­gia Affol­lata”,  e alcune cover come “Il Gorilla” di De Andrè, “Giorno Di Piog­gia” di De Gre­gori. Poi pian piano i pezzi sono cam­biati, diven­tando più elet­tron­ici, e mag­gior­mente strut­turati su dei loop.

A ME HANNO COLPITO PARTICOLARMENTE I TESTI: CHE TIPO DI LAVORO C’È DIETRO? COME COMPONI?

I testi sono un argo­mento del­i­cato: non scrivo tanto, anzi scrivo pochissimo. Scrivo quo­tid­i­ana­mente, ma per molti giorni mi ritrovo ad anno­tare le stesse frasi, in con­tin­u­azione. Fon­da­men­tal­mente per­chè per decidere di tenere una frase in un testo mi ci devo affezionare. Quando è nato il prog­etto ascoltavo un certo tipo di autori, ad esem­pio Gaber e quindi ho sen­tito il bisogno di scri­vere qual­cosa che par­lasse dell’Italia. I primi sei pezzi che ho fatto per l’Ep pren­dono spunto da un fatto di cronaca: i morti della Thyssen, il prob­lema dei clan­des­tini, la crisi dei rifiuti a Napoli, eccetera. Se ascolti questi sei pezzi come erano orig­i­nal­mente nell’Ep, ti accorgi che sono inser­iti in un dis­corso chiuso, che si regge com­ple­ta­mente; un con­cept album in cui avevo pen­sato e soppe­sato tutto, anche la scaletta. Non riesco a ragionare in ter­mini di can­zoni sin­gole. Non sono capace di pren­dere la chi­tarra e fare una can­zone a pre­scindere da tutto, se non la penso all’interno di un con­testo. Prima devo pen­sare il dis­corso grande, il titolo, mag­ari anche la veste grafica, e poi inizio a lavo­rare alle can­zoni. Per cui accu­mulo bozze e fram­menti di musica e di testi. Ad esem­pio per il “Sesto Stato” avevo il testo ma lo suon­avo su una musica che non mi sod­dis­faceva: era un 4/4 chi­tarra e voce molto molto lento,  mal­in­con­ico, ma anche elet­tron­ico per­chè ci avevo messo delle voci cam­pi­onate. Però non mi piaceva. Da un po’ suon­ic­chi­avo un giro armon­ico che con­sid­er­avo una par­o­dia di Bar­ret così per gioco; poi un giorno mi son detto per­chè non appli­care quel testo a quella musica? Ed è venuto fuori qual­cosa di più “celen­ta­ni­ano”, uguale a Bar­rett armoni­ca­mente, ma mi è parsa subito qual­cosa di mio, di molto per­son­ale. E quando la suono adesso non penso più che la musica era una par­o­dia di Bar­ret.

“Grandi Mag­a­zz­ini Pia­nura” ha avuto una ges­tazione molto lunga: ho appli­cato il testo su un loop che avevo già da sette mesi,  poi ho tenuto il loop, e ho rifatto l’arrangiamento.

“La Macarena Su Roma” l’ho scritta in tre mesi almeno: scrivevo musica e testi men­tre reg­is­travo, quindi è pro­gred­ita di misura in misura. Prima era un par­lato su una base com­ple­ta­mente diversa, poi il par­lato non m’andava più e ho cre­ato un beat elet­tron­ico; provavo il testo con quel beat, ma ancora non ero sod­dis­fatto e allora ho preso la chi­tarra, ho mandato in cuf­fia il beat con la chi­tarra per capire meglio l’armonia, l’ho scritta e ho trovato l’andazzo melod­ico. Da li di strofa in strofa l’ho scritta tutta.

Sono molto dis­or­di­nato, e molto pigro, e questo m’impone tempi di scrit­tura lunghissimi.

COME NASCE IL TUO INCONTRO CON LA TROVAROBATO? MI DESCRIVI IL PASSAGGIO DALLEP AL DISCO?

L’intervento della Trovaro­bato è avvenuto per caso, dopo il primo con­certo a Bologna. Michele Orvi­eti e Gian­luca Giusti li conoscevo già dai tempi degli Adharma: ave­vamo reg­is­trato un disco negli studi dei Mari­posa. Il giorno del mio primo con­certo a Bologna fra il pub­blico c’era Daniele Calan­dra degli Addaman­era, un gruppo bel­lis­simo, prodotto dai Mari­posa, ma che ora non esiste più; lui passò la voce a Gian­luca e Michele, che sen­titi i pezzi, subito mi hanno con­tat­tato. Da allora sono stati una pre­senza costante ai miei con­certi. Dopo qualche tempo mi hanno dato la pos­si­bil­ità di aprire i con­certi dei Mari­posa, quindi dopo l’estate mi hanno fatto da pro­moter fino a pro­pormi di pro­durre un disco.

Trovatomi di fronte alla pos­si­bil­ità di fare un disco e volendo man­tenere il dis­corso del con­cept album, ho dovuto riflet­tere su quali altri argo­menti dover inserire per com­pletare, e non per dis­trug­gere, l’idea da cui ero par­tito con l’Ep. Ho incon­trato grosse dif­fi­coltà: avevo poco tempo e i pezzi restanti li ho scritti nelle due set­ti­mane prima di entrare in studio.

“Il Corpo Del Reato” l’ho scritta in due giorni arran­gian­dola in stu­dio: ho fatto il beat di voce, dei beat con la bat­te­ria elet­tron­ica, poi ho provato degli organetti e l’ho reg­is­trata. Quando riflet­tevo su quali altri temi trattare, dopo quei sei già fatti per l’ep, ho pen­sato che man­cava una can­zone che par­lasse del corpo. Da qui l’immagine di un corpo sull’asfalto: un corpo e un reato.

“Giugno” l’ho scritta in cinque minuti.

“Il Cic­cione” invece orig­i­nar­i­a­mente era un loop che avevo da mesi e mi piaceva tan­tis­simo; poi una sera ho improvvisato sopra il can­tato, una melo­dia in finto inglese, reg­is­trando col delay e la voce pitchata in basso, che faceva un’effetto stranis­simo, ma il testo l’ho scritto solo in stu­dio. La can­terò anche stasera per­chè mi piace molto farla dal vivo.

IL CICCIONE E’ UN PEZZO CHE ADORO. SOLITAMENTE NELLE CRITICHE NON VIENE MOLTO ELOGIATO, MA A MIO PARERE E’ DI UNO HUMOR ECCEZIONALE. ECCO, PER QUANTO RIGUARDA IL TUO SENSO DELLO HUOMUR, COME HA INFLUITO SU DI TE L’ESPERIENZA DEL CALL CENTER? HAI COMPOSTO ANCHE UN PEZZO SUL TEMA: IL SESTO STATO. COS’È QUESTO SESTO STATO? IO ERO RIMASTO AL QUARTO

Per quanto riguarda il Sesto Stato, a dire la ver­ità, non saprei nem­meno io dirti cos’è di preciso.

Invece per il call cen­ter posso dirti che è una con­dizione atroce e para­dos­sale. Se ti fanno un con­tratto di quat­tro anni, come è suc­cesso a me, non puoi che esserne felice: quattro anni di con­tratto, stipen­dio assi­cu­rato ogni mese, e pensi “mi sis­temo tutte le mie cose” parafrasando la scenetta in cui Troisi gius­ti­fica Giuda.

Infatti i primi tre mesi ero stra­gen­tile con i cli­enti, m’immedesimavo nelle situ­azioni; però pian piano è suben­trata la fat­ica psi­co­log­ica nel fare quel tipo di lavoro che sostanzial­mente si riduce nel  com­piere quat­tro oper­azioni, e nel ripetere anche 120 volte in 8 ore una frase: “buon­giorno sono Jacopo in che cosa posso esserle utile?”. Sem­bra niente e invece richiede un gran­dis­simo sforzo intel­let­tuale. E ti ritrovi a pas­sare le gior­nate così, a far niente. A un certo punto diventi scemo, esci di testa.  Il prob­lema dei call cen­ter è che ci lavo­rano quasi tutti lau­re­ati. Le intel­li­genze, in ter­mini gram­s­ciani, sono uti­liz­zate per lavori stu­pidi. L’organizzazione del lavoro dei call cen­ter è l’emblema di una soci­età strut­turata in ter­mini anti-gramsciani. Non è ques­tione di fare l’operaio, il cameriere o chissàc­chè, è una forma nuova di lavoro: il rap­porto col prodotto del tuo lavoro è una cosa inedita. Il prodotto del tuo lavoro è il par­lare. E’ dis­cus­sione col cliente, conc­re­ta­mente; ed è una dis­cus­sione fal­satis­sima, è una non-discussione. Una cosa folle!

IN DIVERSI TESTI EMERGE UNA CRITICA ALLA SINISTRA: NE “I SUPERSTITI E, IN PARTICOLARE, NE IL CORPO DEL REATO, DOVE SEMBRA CHE VITTORIA DELLA SINISTRA SI RIDUCA ALLORGANIZZAZIONE DI UNA SAGRA

“Il Corpo Del Reato” è un testo super­frain­tendibile. L’ho scritto total­mente di pan­cia. Ho voluto descri­vere il con­testo sociale della mia terra, per­chè per edu­cazione e for­mazione per­son­ale non riesco a non guardare alle cose con­tes­tu­al­iz­zan­dole. Sono cresci­uto in un paesino che aveva come attiv­ità prin­ci­pale d’estate le sagre, che è una cosa bel­lis­sima, anzi. Il prob­lema è che non si fanno più le Sagre come quando la sin­is­tra aveva il 35%. Allora faceva le Sagre, adesso non le fa più. La sin­is­tra di ora…fa paura, mi fa paura. Mi spaventa più la sin­is­tra che la destra. Per­chè da gram­s­ciano sono molto più inter­es­sato alla cul­tura minori­taria, e il prob­lema della sin­is­tra è che ha perso molto cul­tural­mente negli ultimi vent’anni. A liv­ello politico non ha poi così perso, insomma, se con­sid­eri che Prodi ha bat­tuto due volte Berlus­coni; la sec­onda volta con una legge fatta da Berlus­coni stesso, che aveva capito che tirava una brutta aria. In realtà politi­ca­mente anche a liv­ello locale c’è stato un arretra­mento ma la scon­fitta mag­giore è cul­tur­ale. E a me inter­essa quello che fa la cul­tura minori­taria per lavo­rare ad un futuro che la porti ad essere cul­tura dom­i­nante. Il punto è che Berlus­coni siamo noi. È la nos­tra visione della soci­età, della parte­ci­pazione, dell’impegno politico che è berlus­coniz­za­tis­sima: figlia degli anni ’80, Berlus­coni l’ha cristal­liz­zata, le ha dato un nome,  un volto e ha lib­er­ato deter­mi­nati atteggia­menti. “Il Famoso Goal Di Mano” parla di quello, è tutta una metafora del berlus­con­ismo: c’è lo sta­dio con i corpi sociali, ci sono i gio­ca­tori con i mus­coli tesi, l’arbitro vestito da vig­ile urbano, i poliziotti con mani scafiste e sor­risi da migranti. Questo è il modo in cui vedo le cose, poi non vuol dire che sia quello giusto. E quindi se devo pren­der­mela con qual­cuno, non me la prendo con la vecchina che vive in per­ife­ria ed ha visto il pro­prio quartiere diventare schi­foso da un giorno all’altro, quando non ha più un par­tito che le dice cosa sta succe­dendo nel mondo, ma lo deve capire da sola, in un vuoto di risposte, in cui arriva la Lega che le sue risposte le da, aber­ranti, ma le da. Il prob­lema è che non c’è un con­trad­dit­to­rio storico al berlusconismo.

HAI VISTO COSA E’ SUCCESSO OGGI A MIRAFIORI?

Con­siderando che si tratta di un ricatto e che la FIAT è un’azienda che ha preso una marea di soldi dallo Stato…alla fine chi ci rimette sono quei lavo­ra­tori che se non votano “Si” per­dono il posto di lavoro. Non mi sento di poter par­lare o di dire quello che sia giusto o sbagliato a nome loro. Gli altri lavo­ra­tori che facendo un dis­corso ide­al­is­tico, ide­o­logico, si trovano nella con­dizione di dire che bisogna votare per il “No”, sanno che può essere ris­chioso per chi sta in una posizione dif­fer­ente dalla loro. In tutto questo, da una parte si vede una sin­is­tra che negli ultimi trent’anni, dal punto di vista uffi­ciale, si è allon­tanata com­ple­ta­mente dal paese dal momento in cui ha com­in­ci­ato a pen­sare che fosse meglio avere due con­siglieri comu­nali piut­tosto che due case del popolo aperte, facendo quindi un errore politico-culturale;  dall’altra c’è la sin­is­tra estrema, che si è arroc­cata in una posizione di dis­senso, senza sbocchi.

RITORNANDO ALLA MUSICA: QUESTA TENSIONE POLITICA E CIVILE PUÒ ESSERE TRASPOSTA A LIVELLO MUSICALE?

Dal punto di vista musi­cale non credo nell’imperativo del testo impeg­nato. Non credo che par­lando del decan­di­mento della soci­età, o dire che questo paese è una merda sia più politico che fare un disco stru­men­tale. Credo che un musicista debba fare il musicista. Le can­zoni non fanno riv­o­luzioni, non hanno nes­suna inci­denza polit­ica. Io sono orto­dosso! Per me le cose cam­biano se le sezioni di par­tito sono piene, punto! Non so cosa fac­ciano le can­zoni. So che sicu­ra­mente inci­dono sul gusto di chi le ascolta e credo che l’ambito del gusto oggi sia un ambito di resistenza. Penso che si debba fare musica con cor­ag­gio, rispet­tando il gusto “ide­o­logi­ca­mente” e com­bat­terne l’abitudine.

COME VEDI IL FUTURO DELLA MUSICA E DEL MERCATO MUSICALE DI FRONTE ALLA REALTÀ DEL FREE-DOWNLOAD?

Io sono favorevolis­simo al free-download. Questo è un momento in cui non si ven­dono dis­chi e c’è poco da fare. Però il mer­cato cam­bia, inevitabil­mente. Questa è una pos­si­bil­ità nuova: i tempi di fruizione sono cam­biati. Io ad esem­pio ascolto i dis­chi solo nell’i-pod, o prima di dormire o cam­mi­nando. Non ci sono altri momenti in cui ascolto musica.

Chi fa il musicista deve suonare molto di più rispetto a quanto faceva prima. Io adesso fac­cio solo questo; mi sono licen­zi­ato dal call cen­ter. Il numero dei con­certi che farò, nat­u­ral­mente, si baserà anche in base all’ hype. Questo sis­tema sta cam­biando, ed è bene che cambi.  Quando è nato il prog­etto IoSo­noUn­Cane pen­savo di fare i “pac­chetti tem­atici gra­tu­iti”, cioè dei con­cept album che com­pren­dessero musica, video, foto, testi, e met­terli in una cartella .rar in free-download. La cosa che non mi spaventa affatto è che la fruizione passi dall’essere da “su sup­porto” a “senza sup­porto materiale”.

PROGETTI FUTURI?

A mag­gio esce un sin­golo di due pezzi inediti, free-download, che reg­istr­erò, credo intera­mente, a casa. Saranno quasi dance, molto acidi però, molto più acidi di quelli de La Macarena Su Roma.

GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’!

Gra­zie a voi per l’intervista. Saluti a Beat­bear.

Gio­vanni Piccolo

Scar­ica l’album: La macarena su Roma - Iosonouncane La macarena su Roma — Ioso­noun­cane

SCALETTA DEL CONCERTO

1. I Super­stiti 2. La Macarena su Roma 3. Il Sesto Stato 4. Sum­mer On a Spi­ag­gia Affol­lata 5. Il Cic­cione 6. Torino Pausa Pranzo 7. Il Corpo del Reato 8. Rifac­ciamoci la Bocca con i Cibi Buoni di Gusto 9. Il Boo­gie dei Piedi 10. Giugno 11. Sum­mer On a Soli­tary Beach (cover)

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Comments

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