Intervista ai Low-Fi

Intervista ai Low-Fi

low fi

- In Italia poco spazio per l’underground, meglio “esportare” la nos­tra musica -

I Low-Fi  sono una delle realtà più inter­es­santi della scena indie-rock cam­pana; con all’attivo tour in tutta Europa, un EP già uscito ed un disco in arrivo. In occa­sione dell’esibizione Live al Caserta Rock Fest 2011 i ragazzi si rac­con­tano in un inter­vista per Beat­bear; come nasce il gruppo, qual è stato il loro per­corso e dove vogliono arrivare.

Beat­bear: Come nasce il vostro prog­etto e come va avanti oggi?

ALESSANDRO: I Low-Fi nascono all’inizio del 2000. Essendo il primo gruppo serio in cui io e Adri­ano abbi­amo suonato, abbi­amo sper­i­men­tato molto cam­biando diverse for­mazioni e generi, par­tendo dal grunge iniziale fino ad arrivare al rock elet­tron­ico attuale. Il cam­bio di genere ed il pas­sag­gio a testi in inglese ci ha inoltre offerto la pos­si­bil­ità negli ultimi 2 anni di suonare all’estero dopo diverse espe­rienze live in giro per l’Italia.

Beat­bear: Sap­pi­amo che avete fatto una tournee per l’Europa, ci descriver­este la vos­tra espe­rienza come band cam­pana d’esportazione e le dif­ferenze nella scena musi­cale under­ground tra qui e l’estero?

ALESSANDRO: Gra­zie ad inter­net, in par­ti­co­lare a Myspace, abbi­amo avuto la pos­si­bil­ità di “esportarci” nel 2010 con la nos­tra prima avven­tura estera (a cui sono seguiti altri 3 tour all’estero N.d.R.); durante questo tour abbi­amo attra­ver­sato Unghe­ria, Polo­nia e Ger­ma­nia,  forse non nel momento cli­mati­ca­mente migliore dato che siamo par­titi d’inverno, però è stata una espe­rienza davvero piacev­ole, sia per il diver­ti­mento sia  per aver con­statato un inter­esse ed una voglia di musica che ci proi­etta in una dimen­sione ide­ale all’estero. Anche nei paesi europei con­siderati in via di costruzione abbi­amo trovato gio­vani inter­es­sati alla musica e locali e pro­moter che medi­a­mente offrono un servizio, spe­cial­mente per quanto riguarda gli impianti, qual­i­ta­ti­va­mente migliore rispetto al liv­ello medio nostrano.

FABIO: Spe­cial­mente in Est-Europa, dove non ce lo si aspet­terebbe, abbi­amo trovato un’attenzione for­tis­sima da parte di pub­blico nell’ascolto della musica dal vivo.

Beat­bear: A breve dovrebbe uscire il vostro disco; com’è andata la lavo­razione? Cosa vi aspet­tate da questo lavoro?

ALESSANDRO E’ stata una ges­tazione molto lunga, il nos­tro primo EP è uscito nel Dicem­bre 2010 (Octo­pus Records) e pen­savamo che a breve sarebbe uscito il disco. Però l’inserimento mas­s­ic­cio dell’elettronica (inizial­mente curato da me e poi da Fabio, un vero e pro­prio guru del genere) ed un cam­bio alla bat­te­ria hanno stra­volto il nos­tro sound facendo slittare i tempi e le fasi di reg­is­trazione. Nonos­tante tutto sem­bra che ora abbi­amo trovato la quad­ratura del cer­chio, quindi per fine Set­tem­bre dovremmo finire il mastering.

FABIO: Par­tire da alcuni pezzi più rock, facen­dogli assumere con­no­tati elet­tron­ici e seguen­done la trasfor­mazione in brani dai suoni par­ti­co­lari, a tratti più oscuri, è stato un bel lavoro, sicu­ra­mente molto gratificante.

ADRIANO: L’estate appena trascorsa è stata impeg­na­tiva per via di questo lavoro e le sca­denze che ne sca­tur­iscono; ora però reputi­amo che sia ragionev­ole aspettare l’uscita dell’album, con dis­tribuzione euro­pea, per gen­naio e pen­si­amo che sia valsa la pena di inve­stire tante energie.

Beat­bear: Ci par­lereste della scena under­ground cam­pana, mag­ari sug­gerendo qualche realtà musi­cale inter­es­sante e rac­con­tando la vos­tra espe­rienza a chi ci sta provando?

ALESSANDRO: La situ­azione cam­pana mi sem­bra piut­tosto florida; ce n’è per tutti i gusti! Gli ultimi che mi hanno col­pito sono stati i NewYork-NewYork, poi citerei anche i Sixth Minor ed i Gentlemen’s Agree­ment; infine per quanto riguarda la scena rock direi i Nouer, hanno belle idee e se ci sarà l’impegno di por­tarle avanti potranno uscire cose molto interessanti.

FABIO: Purtroppo c’è scarso inter­esse da parte di locali, pro­moter e pub­blico che si fos­silizza su certi generi musi­cali senza mostrare inter­esse e riconosci­mento per altri.

ALESSANDRO: dovendo dare un con­siglio a chi ci prova direi di non piangersi addosso ma strin­gere i denti ed impeg­narsi. Purtroppo la situ­azione in Italia è depri­mente e poco sti­molante, per­ciò se nec­es­sario bisogna anche andare e suonare all’estero. Ti dirò di più, andare all’estero ci da la forza per con­tin­uare a suonare, se dipen­desse dall’Italia mi sarei già trovato un lavoro normale.

Beat­bear: Quali sono GLI spunti musi­cali CHE vi influenzano?

FABIO: La nos­tra for­mazione trova radici negli anni ’80 quindi nel post punk, new wave, e in tutti i gruppi che rielab­o­rano ed attual­iz­zano questi suoni, come i She Wants Revenge che sono fonte di ispirazione!

Beat­bear: per finire, dareste dei con­sigli musi­cali a i let­tori di Beatbear?

ALESSANDRO: Oltre a gli She wants Revenge che ha già detto Fabio a me piac­ciono molto A Place to Bury Strangers, Blank Dogs e il mio gruppo prefer­ito sono gli IAMX. Come band ital­iana sug­gerirei i Befor­est.

ADRIANO: Come gruppo ital­iano io seg­nalerei gli M!R!M, un gruppo che seguo con molto piacere.

Andrea San­gio­vanni

LINE UP

Alessan­dro : vox bass synth

Adri­ano : vox gui­tar

Fabio : synth & elec­tro sound design

Giuseppe : drums

Scar­ica l’album:

Low-fi - EP - OctopusRecords

Low-fi — EP — OctopusRecords

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