diaframma
- La storica band fiorentina ritorna con un nuovo album dal titolo “Niente di Serio” -
I Diaframma sono tornati!!!
Una buona notizia per tutti i fan e per tutto il mondo indie italiano.
Come anticipato dal nostro sito, Federico Fiumani e il suo gruppo hanno voluto presentare in anteprima il nuovo album al Glue, un piccolo locale di Firenze.
Prima dell’inizio del concerto abbiamo avuto la possibilità di fermare Federico e di scambiare qualche parola con lui su questo nuovo lavoro: Niente Di Serio, la cui pubblicazione è prevista per metà Gennaio 2012.
BEATBEAR: Sono passati 3 anni dall’ultimo album in studio — 3 anni inframmezzati da un disco live e un tuo personale album di poesie – ci puoi dire come nasce questo nuovo progetto dei Diaframma?
Nasce da molte prove e da idee che poi si sono sviluppate col tempo. E anche da una buona coesione con il gruppo nuovo: si è stabilizzata la formazione, c’è una buona intesa fra di noi. Quindi era anche il momento giusto per lavorare a qualcosa di nuovo. Ho composto — da solo a casa — i testi, ho pensato le melodie vocali, ma si è passati per molte prove “in cantina”. Insomma: un lavoro abbastanza di squadra.
BEATBEAR:Il concerto non è stato pubblicizzato con il tuo nome. Perchè avete pensato alla formula del secret show?
Si, volutamente. Suoneremo nella nostra città — Firenze — alla Flog. La data è già fissata a metà Gennaio, in concomitanza con l’uscita dell’album. Quella è la data vera. Stasera è stata una sorta di warm-up, per usare il gergo: avevamo bisogno di scaldarci i muscoli. Presentiamo tutti i pezzi in anteprima, così per rodare il pubblico e per vedere se valgono, se piacciono. Quindi stasera è la prima volta, vediamo un po’…
BEATBEAR: Da quando è attiva la nuova formazione?
Con Lorenzo, il batterista, suono oramai da cinque anni, con Luca, il bassista, da uno. Quindi è un anno che lavoriamo con questa formazione.
BEATBEAR:Tu sei stato sempre l’elemento fisso della band… (m’interrompe)
Si, ho fondato il gruppo 32 anni fa… (sorride)
BEATBEAR: Questo disco come lo senti tuo?
E’ un pò più pop dei precedenti e gli arrangiamenti sono più curati, più “levigati”. Ad esempio ci sono molte tastiere suonate da Gianluca De Robertis, il tastierista de Il Genio, quelli di Pop Porno. E’ un mio caro amico, lo stimo molto. Anche questo lo rende un disco più “morbido”, più melodico rispetto ai precedenti. Realizzato anche meglio, secondo me, da un punto di vista interamente tecnico. E sono molto contento del risultato.
BEATBEAR: Per quanto riguarda le nuove tecnologie invece? Ci sono delle influenze o rimani un purista?
Si sono un primitivo in questo senso: sono rimasto all’età della pietra. Il computer lo uso per l’essenziale, ma da un punto di vista musicale resto un tradizionalista. Faccio parte di un’altra epoca, ma — grazie al cielo — vedo anche tanti giovani che apprezzano ancora questo tipo di musica. Se pensi che la musica dei Beatles — per fare un esempio — viene tutt’ora ascoltata e apprezzata, forse — nel rock — la tecnologia non è necessaria per fare buona musica. Però per carità ognuno deve fare quello che gli è congeniale. Io sono un tradizionalista mi piace la musica rock, semplice, ma fatta con l’anima e con il cuore.
BEATBEAR: Dove l’avete registrato?
Allo Studio EMME di Calenzano, dove negli anni ’80 i Litfiba hanno registrato 17 Re, e dove poi i CSI hanno registrato tutti i loro dischi. Ci siamo trovati bene. Per quanto riguarda l’etichetta, siamo fedeli alla Diaframma Self, l’etichetta che ho fondato ormai 12 anni fa, e con la quale mi trovo bene: distribuzione indipendente, ma abbastanza capillare.
BEATBEAR: Resta quindi forte il tuo ancoraggio al mondo underground e indipendente…
Si, mi sono sempre trovato bene: è il mio ambiente, è il mio habitat naturale. È tanti anni che suoniamo. Siamo conosciuti, siamo riusciti a creare un nostro circuito. Nei locali poi suoniamo spesso.
BEATBEAR: Tu con questo mondo indipendente italiano che rapporto hai?
Buono, molto buono. Ho avuto un periodo di crisi negli anni ’90, ma ora direi che tutto va bene: i nuovi cantautori mi citano, con alcuni di questi ho anche un buon rapporto. C’è stato anche un cambio generazionale di pubblico.
BEATBEAR: Umberto Giardini (Moltheni) ultimamente ha parlato molto male del mondo indie ed underground. Sai che ha chiuso la parentesi Moltheni ed ha avviato i Pineda. Cosa ne pensi?
Si, ho letto. Probabilmente lui ha i suoi buoni motivi per dire quello che pensa. Ma io forse ho avuto un rapporto diverso. Una fortuna diversa. Mi trovo bene nel mercato underground. Non è che sia tutto rose e fiori, ma nemmeno nel mondo delle major lo è: se fai musica e fai i dischi ti confronti col mercato ed è quindi normale che ci siano contraddizioni, che ci siano dei pro e dei contro.
La mia esperienza personale con le major l’ho avuta negli anni ’90, quando feci due dischi con la Ricordi. In quel frangente, mi volevano imporre, se avessi voluto continuare a pubblicare con loro, di andare a Sanremo, insomma di fare un po’ il commerciale. Dissi di no, non mi andava: Sanremo non è il mio ambiente e la musica leggera non m’interessa. Quindi sono ritornato nell’underground, cominciando a pubblicare dischi con etichette indipendenti e mi sono trovato bene. Si vede che era quello il mio destino.
BEATBEAR: Ritornando al disco, c’è qualche artista al quale puoi dire di esserti ispirato? Quali sono i tuoi ascolti odierni?
Ispirato, coscientemente, nessuno. Nel senso che dopo tanti anni penso di avere una via abbastanza personale nella composizione. Però ascolto molti gruppi conosciuti e meno. Un gruppo che mi piace molto sono i Teenage Fan Club. Non sono molto famosi ma in passato è stato vicino ad una sonorità grunge anche se non posso catalogarli in questo genere, perchè avevano delle influenze molto pop. Il loro miglior disco si chiama Bandwagonesque, è del ’91. Ti consiglio caldamente di ascoltarlo.
BEATBEAR: E invece fra i gruppi italiani, quali ascolti? Ad esempio ti ho visto appena salutare Max Collini degli Offlaga Disco Pax…
Max lo conosco da una vita. Mi piacciono molto — come ti dicevo - Il Genio. Poi un gruppo di Lecce che si chiama Superpartner, o ancora i Karibean, un gruppo indie-pop di Osimo. Naturalmente i Baustelle, che hanno anche fatto una mia cover.
BEATBEAR: Ecco, per quanto riguarda le collaborazioni con quale artista ti piacerebbe lavorare in questo momento?
Ma guarda collaborare è una parola ambigua, una parola grossa. Sono un solitario. Faccio musica da solo. Mi trovo bene con i miei musicisti, non sono tagliato per il gioco di squadra. (si blocca un attimo) Piero Pelù! Perchè siamo nati insieme, siamo cresciuti insieme e siamo molto amici.
BEATBEAR: Quindi hai visto bene questa loro nuova reunion?
Si, e il nuovo singolo Lo Squalo mi piace.
BEATBEAR: Cosa ne pensi dell’ambiente fiorentino? credi che DA FIRENZE Possa NASCERE QUALCOSA?
Ci sono molti locali: il Glue, dove siamo qui stasera, è un locale di medie dimensioni; poi c’è la Flog, il Viper che sono più grandi. I posti per suonare quindi ci sono. Anche il pubblico ai concerti e le band stesse sono molte…Manca forse un po’ il personaggio carismatico in grado di aprire una scena, come appunto negli anni ’80 fummo noi, con i Litfiba e i Neon. All’epoca Firenze è stata un po’ il fulcro, il centro di quella scena musicale.
Oggi i gruppi ci sono, mancano quei personaggi là, mancano un po’ — come dire — le “star” e gli “apripista”. Quei gruppi speciali, che non si possono prevedere. Ogni tanto vengono fuori, sono come le annate del vino: ci sono delle annate buone e delle altre meno. Ma tutto questo non è prevedibile, sono in gioco tante componenti. In fondo penso che vi siano dei motivi sociali che ti ispirano e che ti portano ad imbracciare una chitarra, o ad impugnare un microfono. L’arte fiorisce nei momenti di decadenza. Quindi non so se, per avere una buona scena musicale, sia da augurare un momento di decadenza.
Oddio, in questo momento dovrebbero uscire delle belle cose… (ride)
Terminata l’intervista e salutato Federico mi sposto nel locale, che si riempie man mano. A conferma che i Diaframma mantengono uno zoccolo duro di fan che continua a seguirli, nonostante questo concerto non sia stato pubblicizzato.
Il trio composto da Fiumani (voce e chitarra), Luca Cantasano (basso) e Lorenzo Moretto (batteria) sale sul palco suonando di fila l’intero nuovo album. Al ritorno — dopo la pausa – eseguono qualche classico da “Siberia” a “Diamante Grezzo”, da “Gennaio” a “Labbra Blu”.
La reazione dei fan a questo primo ascolto è sembrata buona. Come ci aveva già anticipato Fiumani, i pezzi hanno un sound più melodico, e di converso meno coinvolgenti. La differenza netta fra il passato e il futuro la si è notata sopratutto nell’utilizzo della batteria. Vero è che mancando il suono delle tastiere di De Robertis, questo primo ascolto risulti monco di una componente fondamentale.
Una valutazione complessiva non è quindi possibile e non ci resta che aspettare l’uscita del nuovo album previsto per metà Gennaio.
Ad Maiora!
Giovanni Piccolo
Scarica la discografia dei Diaframma:
SCALETTA
1 Vivo Così
2 Absurdo Metal Vox
3 Entropia
4 Madre Superiora
5 La Botta Di Energia Del Rock
6 Niente Di Serio
7 Nillson
8 Tempesta Nel Mio Cuore
9 Carta Carbone
10 Grande Come L’Oceano
11 Anime Morte
12 Orologio Rotto
13 Giorno Balordo
14 Nostalgia
15 Desiderio Del Nulla
16 Diamante Grezzo
17 Siberia
18 L’Odore Delle Rose
19 Labbra Blu
20 Gennaio
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Sito web: http://www.diaframma.org/