Artista: Interpol
Evento: Atlantico Live
Luogo: Roma
Data: 30 maggio 2011
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Interpol — Interpol
Evento imperdibile per gli indie rockers romani, che infatti accorrono molto numerosi all’Atlantico Live per il concerto degli Interpol, una band che ha il grande merito di aver riacceso il fuoco del post punk in questi anni di zero waves. Turn on the bright lights, il loro primo album del 2002, è stato per molti un fulmine tenebroso a ciel sereno. Disco bellissimo, emozionante e straniante, a causa dei forti anche se velati rimandi all’estetica e al suono Joy Division, vuoi per la voce profonda del cantante Paul Banks, vuoi per gli strati di chitarra e i ritmi nervosi delle canzoni. Una meraviglia, una pietra miliare del rock di questi ultimi anni. Il fuoco primigenio si è poi un po’ intimidito e gli Interpol hanno virato verso un rock sempre potente ma meno sotterraneo, con una matrice indie un po’ più definita a scapito del dna post punk. Molto successo, qualche delusione dei fans, uno status di band culto comunque mantenuto anche con i successivi Antics e Our love to Admire. Reduci dall’ultimo Interpol si presentano quindi forti di una aspettativa notevole. In gran parte delusa, d’altro canto.
Lo show è infatti piatto, monotono, poco energico, quasi un timbrare il cartellino. La band è in formazione a cinque: insieme a Banks ci sono Sam Fogarino alla batteria e Daniel Kessler alla chitarra, oltre un bassista e un tastierista.
Sarà il caldo soffocante dovuto ad una areazione insufficiente, sarà per l’acustica mediocre, ma il set non lascia traccia, se non per la riproduzione di molti brani del primo album e per l’ora e mezza di musica. La voce è piatta e poco espressiva, molto lontana dalle prove su album. Le chitarre non tagliano l’aria, la band è immobile e si limita a sciorinare il repertorio. E che repertorio: da “Obstacle 1”, che da sola vale un concerto, a “Say hello to the angels”; da “Hands away” a “The Heinrich Maneuver”, che fa saltare il pubblico; fino alla riproposizione di “Slow hands”. Giusto per citare i brani più famosi e amati.
Insomma, un’occasione persa e poche emozioni rimaste, se non per la voglia irresistibile di riascoltare i loro vecchi brani e provare ancora qualche brivido.
Luigi Zampi
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Sito web: www.interpolnyc.com Myspace: www.myspace.com/interpol
secondo me hai visto un altro concerto!! innanzi tutto l’acustica era più che decente, ampiamente passabile per gli standard italiani!!
la band immobile, ma la band è sempre stata così (come l’80% delle band new wave del passato e del presente). perdonami ma è come andare a un concerto di raffaella carrà e lamentarsi perche balla e è bionda.…è tutto ovvio!!! gli Interpol sono sempre stati questi ma è anche un clichè delle band new wave come ho già detto! la voce è nettamente migliorata, tiene botta per l’intera durata del concerto e i brani su youtube lo testimoniano nettamente! questi è un dato di fatto inoppugnabile.