Album: Father, Son, Holy Ghost
Label: True Panther
Anno: 2011
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Father, Son, Holy Ghost — Girls
Alla fine di questo anno è interessante osservare che nel mondo alternative gli Stati Uniti hanno manifestato una prevalenza espressiva e qualitativa rispetto al Regno Unito. Sia sul versante indie pop rock (basti pensare alle meraviglie di Decemberists, Fleet Foxes e decine di altri) che su quello post punk (la potenza espressiva di Cold Cave e Xiu Xiu, solo per fare alcuni esempi) le band USA hanno mostrato una capacità creativa e una libertà espressiva a cui i colleghi britannici non si avvicinano, troppo tesi alla ricerca del mainstream. Dagli Stati Uniti arriva una autenticità rock che raramente si trova in UK e che sembra riportare tutto alle sue radici. Il rock in questo momento storico o è alternativo o non è, il messaggio è chiaro. Tutto questo per introdurre il recente album dei Girls, che rientra a pieno titolo nel discorso fatto.
Il progetto musicale di Christopher Owens, californiana voce e leader della band, e di Chet “JR” White, produttore e bassista, è basato sull’autenticità di un racconto che è una messa a nudo del suo autore (Christopher) e delle sue debolezze e perversioni. Un esserci in salsa indie rock che è una provocazione (sembra dire “io ci sono,e voi che fate?”) e si permette una libertà di azione tra i vari stili. Niente di pomposo: l’approccio è minimale, l’attitudine è folk. Per chiarire, Father, Son, Holy Ghost, secondo album della band, non è un capolavoro, ma un disco intenso, vero, che lascia il segno.
Le singole canzoni lo testimoniano: si parte con l’indie pop di “Alex”, brano scandito dai riff di chitarra e da break melodici alternati a veloci scatti. Brano leggero e intenso allo stesso tempo. Già con “Die” le cose cambiano, in un brano potente caratterizzato dalle distorsioni seventies (un po’ alla Black Mountain) e dalla tensione emotiva. Per poi scivolare in “Forgiveness”, struggente ballata, buona per una riconciliazione o un definitivo abbandono.
L’album è un continuo ottovolante tra lentezza, ruvidezza e pop, come in “Honey Bunny” il più radiofonico, seguita dal “Jamie Marie”, altro brano lento voce e chitarra da abbraccio infinito. Che prepara “Love Like a River” lentaccio west coast da brivido. E che attraverso alcune ballate indie folk arriva all’epilogo con “Vomit”, un brano che fa stringere il cuore di disperazione, per il tempo e le persone perdute, cercando l’amore.
Tutto in piazza, tutto a carte scoperte. Owens si mette a nudo e ci mostra come il talento dell’artista sia al servizio degli altri e di sé stesso. E’ una cura, una terapia, forse. Fortunato.
Luigi Zampi
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Father, Son, Holy Ghost — Girls
TRACKLIST
1. Honey Bunny
2. Alex
3. Die
4. Saying I Love You
5. My Ma
6. Vomit
7. Just a Song
8. Magic
9. Forgiveness
10. Love Like a River
11. Jamie Marie
LINKS
Myspace: www.myspace.com/girls
Label: www.truepanther.com/