Artista: Fovea Hex
Album: Here Is Where We Used To Sing
Label: Janet Records
Anno: 2011
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Here Is Where We Used to Sing — Fovea Hex
Siete pronti ad immergervi in un’esperienza unica? Perchè il nuovo disco di Fovea Hex è qualcosa che va aldilà della musica e riesce a portarvi lontano con la mente e più vicini a voi stessi. L’anima dei Fovea Hex è Clodagh Simonds: musicista e cantautrice irlandese, debuttò con i Mellow Candle e il loro Swaddling Songs (Esoteric Records, 1972) già metteva in evidenza un folk elegante, raffinato e notturno. Dopo una lunga assenza dalle scene musicali (senza contare le importanti comparsate nei dischi di Thin Lizzy, Mike Oldfield e soprattutto nel capolavoro Black Ships Ate The Sky dei Current 93) ritorna nel 2005 con Bloom, uno dei tre ep raccolti in Neither Speak Nor Remain Silent con lo pseudonimo di Fovea Hex, collettivo che comprende anche Michael Begg, Carter Burwel, John Contreras, Roger Doyle Brian e Roger Eno, Robert Fripp, Julia KentPercy jones, Cora Venus Lunny, Laura Sheenan.
Here is Where We Used to Sing è il secondo lavoro di questo progetto (prodotto sempre dalla Janet Records) che mantiene e supera le già alte aspettative senza dar spazio a dissonanze cognitive nell’ascolto. Le sonorità sono raffinate e trovano radici nell’ambient e nella musica orchestrale, il tutto avvolto da un velo di oscurità e curato nei minimi dettagli.
L’incipit con “Far From Here” (che ha sfumature di Desertshore di Nico) è davvero maestoso e liturgico, la voce della Simonds è un soffice coltello che si posa delicatamente sulle tastiere. “Play Another” ha un inizio nervoso (e lo stato di tensione si mantiene per tutto il pezzo), dovuto soprattutto al violino minaccioso di Cora venus Lunny e al violoncello di Kate Ellis. L’oscurità si diffonde ulteriormente in “Falling Things (Where Does a Girl begin?” dove troviamo la splendida voce di Laura Sheeran: fra i migliori brani, un brivido lungo la schiena (You might recall some sunny day this other day of falling things Raising your face… And then I might fall calling your name as I’m streaming by). “Every evening”, che riprende le atmosfere del pezzo d’apertura, vede alle tastiere Brian Eno ed è il brano che risente maggiormente della cultura musicale irlandese.
Dopo l’intervallo strumentale dronico di “Brisance, my baby”, troviamo“A Hymn to Sulphur”, altra perla del disco, dove splende la bravura vocale della Simonds e la perfezione del controcanto della Sheeran. Fra le due si fanno spazio viola, violoncello e chitarra. “Love for the Uncertain” è un esperimento strumentale riuscito, soprattutto dal punto di vista emotivo, mentre “Jewelled eyes” è un altro gioiello che vede solo il violoncello come accompagnamento alla voce ed è impossibile non lasciarsi trasportare. Stessa cosa per “Diamonds” nella quale compare la lira e che ricorda molto una versione dei Dead Can Dance scarnificata, ma l’intensità è la stessa. “Celandine”, ultimo intermezzo strumentale, è un puro divertissment ambient; il finale è affidato alla devastante “Still Unseen”, che accentua le sensazioni percepite in Diamonds.
Il disco è un trip interiore a cui consegue una vera e propria alienazione dal resto del mondo: quasi tutto perfetto e impeccabile dal punto di vista musicale se non fosse per i brani strumentali che non trovano una loro precisa collocazione. Ma questo non intacca lo straordinario lavoro fatto per l’album, che entra di diritto nella top ten del 2011.
Nicola Orlandino Scarica l’album:
Here Is Where We Used to Sing — Fovea Hex
TRACKLIST
1. Far From Here
2. Play Another
3. Falling Things (Where Does A Girl Begin?)
4. Every Evening
5. Brisance, My Baby
6. A Hymn To Sulphur
7. Love For The Uncertain
8. Jewelled Eyes
9. The Diamonds
10. Celandine
11. Still Unseen
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Bandcamp: http://www.foveahex.bandcamp.com
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Label: http://www.janetrecords.com/