Artista: Daniel Melingo
Album: Santa Milonga
Anno: 2005
Etichetta: Manana
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Santa Milonga — Melingo
Del passato del Tango sappiamo tutto, quello che appare più incerto è il suo futuro. Eduardo Makaroff è uno di quei personaggi chiave che sta tentando di prenderlo a braccetto e di condurlo avanti. Prima di tutto ne ha di fatto spostato la produzione in Francia; è anche grazie a lui se oggi Parigi di fatto affianca Buenos Aires come capitale del tango. E’ lì infatti che nel 1999 da vita, insieme a Philippe Cohen Solal e Christoph Müller, ai Gotan Project, band di enorme successo commerciale di cui oggi conosciamo vita morte e miracoli. Tuttavia il lavoro di Makaroff per la riscoperta e rivalutazione della musica argentina più che per i Gotan Project passa per la creazione di un’etichetta indie di grandissima qualità che guarda alla tradizione, addirittura a classicismo e musica colta, senza divagazioni elettroniche. L’etichetta si chiama Manana, oggi produce artisti come Mosalini y Quatuor Benaïm e Juan Carlos Cáceres, e appena nata, nel 2004, si presentava con un ottimo lavoro di un musicista non molto noto in Europa, tal Daniel Melingo. Quello di Daniel Melingo, argentino classe 1957, è un curriculum artistico quanto mai eclettico, che annovera studi di conservatorio, esperienze come chitarrista di rock alternativo, suonatore di sax a fianco di Milton Nascimento e chissà cos’altro. Dalla fine degli anni 90 però Melingo si dedica soltanto (si fa per dire) al tango. “Santa Milonga” non è un progetto originale, nel senso che i quattordici brani che contiene, tutti scritti da Melingo stesso, sono una raccolta di pezzi selezionati durante tutta la sua carriera dal 1998 al 2003. E’ un album creato apposta con l’intento di presentare compiutamente questo nuovo artista. E senza badare a spese: il bel packaging del cd (affidato alla Les Associés Réunis) è quasi un’opera d’arte, un collage di fotografie, disegni e invenzioni grafiche, con le bottiglie che riempiono le mensole di cucina, e la televisione, il ventilatore a pale, la foto di Carlos Gardel a fianco delle madonnine, la vasca da bagno sul pavimento a quadri, e le note sul pentagramma (e persino le pause) che fanno da ganci per i cappelli. La rivisitazione di Melingo della musica argentina prevede di rimanere saldamente ancorato alla tradizione, in un mescolare continuo di mimiche teatrali, divismo rock, e liriche popolari. La voce si fa cupa e gutturale mentre ci racconta le assurde storie di una manciata di personaggi caratterizzati magari con due strofe soltanto. Storie di gente comune, di vita vissuta o immaginata. Fatta di amori semplici, di battaglie perse contro l’arroganza del potere. Melingo ci narra dei vicoli di Buenos Aires che magicamente diventano un mondo universale. Dove le donne sono uccellini infedeli e gli uomini non si muovono senza un bastone. Dove le specialità della casa sono viltà, ignoranza e furfanteria. I barrios sono strade buie da camminare con un sasso nella scarpa.
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Santa Milonga — Melingo
Tracklist
Bella recensione, mi hai trasportato nei barrios e incuriosito su una musica che conosco poco. Grazie