Covenant – Modern Ruin

Covenant – Modern Ruin

Artista: Covenant Album: Mod­ern Ruin Label: Metrop­o­lis Anno: 2011 Scar­ica l’album Modern Ruin - Covenant Mod­ern Ruin — Covenant

Nel par­lare del nuovo album dei Covenant, “Mod­ern Ruin” vanno fatte due pre­messe. Primo: chi scrive è cresci­uto nutren­dosi del suono sin­tetico dei Roland delle band che dal 1980 hanno invaso gli spazi pop e rock, dai Soft Cell agli Human League. Sec­ondo: il potere sonoro del synth pop con­siste nel fatto che rimane under­ground anche nelle ver­sioni leg­gere e questo lo rende intri­g­ante, a volte sporco, spesso oscuro.

I Covenant sposano in pieno questa estet­ica e sono tra le band più seguite della scena elet­tron­ica sot­ter­ranea. La band nasce nel 1992 per opera di tre teenager di Helsin­borg (sud della Svezia). Eskil Simon­s­son, Joakim Mon­telius, e Clas Nach­man­son si innamorano delle evoluzioni sin­tetiche del post punk inglese, avvic­i­nan­dosi al synth pop degli Human League e in seguito seguendo la scena ebm e i suoi alfieri Nitzer Ebb e Front 242.

Sono pas­sati indenni attra­verso le mutazioni della scena elet­tron­ica, dal primo brano prodotto “The Repli­cant” ad album come “Sequencer”, “United States of Mind” e “Skyshaper” del 2006. E’ una car­ri­era all’insegna dell’ortodossia elet­tron­ica: anche la sos­ti­tuzione di Clas con Daniel Myer non ha fatto cam­biare impostazione ad una band che si è posta l’obiettivo di ripro­durre l’estetica synth. “Mod­ern Ruin” non fa eccezione, se non per il fatto che con­tiene anche molti richi­ami alla scena ebm.

“Mod­ern ruin” è una intro in stile Kraftwerk, impulsi e vocoder si alter­nano per preparare lo spazio al primo vero brano dell’album “Light­bringer”, un pezzo dove i synth det­tano il verbo, si fanno seguire dal basso sin­tetico e la voce di Eskil invoca con il suo tim­bro basso di “portare la luce”. Brano facile, mi ha ricordato un po’ i Pet Shop Boys, con il suo anda­mento finto bal­la­bile, lento, molto anni ottanta. Comunque suoni d’atmosfera, synth e pop insieme.

Con “Judge of My Domain” entri­amo in ter­ri­tori min­i­mal. E’ un brano ele­gante, a buona veloc­ità,  refrain con­vin­cente che avvic­ina la band a espe­rienze ebm: tastiere spaziali, vocoder, bassi sin­tetici. Da bal­lare in ogni club alter­na­tivo. “Dynamo Clock” è puro ebm, bassi potenti, groove sin­tetico, 4/4 gio­cati con intel­li­genza. Niente di eccezionale, ma ti fa muo­vere e fare la fac­cia seria del reduce degli anni 80.

“Get On” è splen­dido per­chè con le sue tastiere in primo piano e il tempo spez­zato è tutto un richi­amo a Gary Numan, col sequencer di fondo che rende il brano ancora più cupo. “Worlds Col­lide” è soft, elet­tro pop inter­locu­to­rio. “Beat The Noise” rap­p­re­senta la ver­sione hard dei Covenant, richia­mando in un’ottica bal­la­bile alcune cose dei Front 242. “The Road” è un del­i­cato brano minimale.

Enci­clo­pe­dico, didas­cal­ico, orto­dosso. Un album di buona fat­tura che sod­dis­ferà i palati di chi sogna ancora “Mis­ter Fan­tasy”.

Luigi Zampi Scar­ica l’album Modern Ruin - Covenant Mod­ern Ruin — Covenant TRACKLIST 1. Mod­ern Ruin 2. Light­bringer 3. Judge Of My Domain 4. Dynamo Clock 5. Kairos 6. The Beauty And The Grace 7. Get On 8. Worlds Col­lide 9. In The Night 10. Beat The Noise 11. The Road 12. Mod­ern Ruin Part II LINK Sito web www.covenant.se Myspace www.myspace.com/covenant Label www.metropolis-records.com/

Comments

  1. Asso­lu­ta­mente da vedere dal vivo. Bravo Luigi!

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