Artista: Chad Vangaalen
Album: Diaper Island
Label: Sub Pop
Anno: 2011
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Diaper Island (Bonus Track Version) — Chad VanGaalen
Il Canada da sempre ci ha regalato artisti talentuosi, dal grande Neil Young sino ai più recenti Arcade Fire, Silver Mt Zion e la sorpresa dell’anno scorso degli Women con Public Strain (ascoltate “China Steps”, vi innamorerete del gruppo). Dietro il loro album, alla produzione, c’è il nome di Chad Vangaalen (anche noto per essere un buon illustratore), altro cantautore che tiene alta la bandiera del suo paese.
Diaper Island (terzo album con la storica Sub Pop di Nirvana, Soundgarden e dei recenti Fleet Foxes e Washed Out) è la sua quarta fatica, dopo tre lavori di buona fattura caratterizzati da sonorità indie-folk-rock, atmosfere rassicuranti e testi che riescono a creare immagini vivide. La sua voce e l’interpretazione ricordano quelle di Daniel Johnston, Elliot Smith e Mark Linkous. Dopo la svolta leggermente pomposa di Soft Airplane, Chad cambia di nuovo rotta proponendo un disco più urlato, focalizzato sulla chitarra (più eccentrica del solito in alcuni pezzi) che si dimena fra tocchi di indie pop-folk e lo-fi creando un atmosfera meno rassicurante e più cupa, probabilmente influenzato dal lavoro fatto con gli Women.
La prima canzone, “Do not fear”, è la dimostrazione di questa influenza (lo-fi la sequenza iniziale) soprattutto per la piega minacciosa che prende il pezzo nei momenti finali, che si cuce perfettamente ai “deliri” esistenzialisti del testo. Già dal secondo pezzo, “Peace on the Rise”, si nota una continuità fra i brani: l’intro sembra riprendere il finale della precedente traccia e prosegue martellante e quasi dolce fino a quando non si interrompe per far spazio ad un suono quasi drone, che verrà riproposto anche alla fine. Echi di sonorità post-punk si ascoltano in “Burning Photographs” (tra i migliori pezzi), seguita dalla eterea e perfetta (per la cura del back vocal e l’amalgama fra gli strumenti) “Heavy Stones”, straordinario esempio di folk contemporaneo.
E poi c’è “Sara” (dedicata alla sua compagna) introdotta da un fischio e da una chitarra e che mette in evidenza le capacità cantautoriali (facile emozionarsi sulle parole Sara, wake me up when you’re home). La parte centrale del disco è sicuramente la migliore e “Replace me”, con cui si torna ad un mood scuro (I need someone, someone to replace me, to stand right here burning in these flames) e un ritmo movimentato, ne è esempio encomiabile. Più inquietante è la successiva “Blonde hash” (fra i migliori) che disegna immagini sfocate e distorte con richiami alle sonorità calexichiane (anche “Can you Believe It!” segue la stessa linea). Più grezza ma non meno gradevole la pukeggiante “Freedom for a Policeman”. E se siete così insensibili da non aver avuto ancora nessun brivido ascoltate “Wandering Spirits”, ballata semiacustica emozionante e impreziosita dal flauto. E anche la successiva “No Panic/ No heat” ci regala tanto. Il disco si chiude con la cristallina e agghiacciante “Shave my Pussy” (Maybe if I’ll shave my pussy,… Baby, will you love me/ I’m really feeling ugly).
Siamo di fronte al miglior lavoro di Chad Vangaalen in quanto riunisce le migliori caratteristiche dei precedenti album: la compattezza e la continuità sonora dei primi due lavori e la varietà di Soft Airplane.
Nicola Orlandino
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Diaper Island (Bonus Track Version) — Chad VanGaalen
TRACKLIST
1. Do Not Fear
2. Peace On the Rise
3. Burning Photographs
4. Heavy Stones
5. Sara
6. Replace Me
7. Blonde Hash
8. Freedom for a Policeman
9. Can You Believe It!?
10. Wandering Spirits
11. No Panic/No Heat
12. Shave My Pussy
LINK
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http://www.myspace.com/chadvangaalen
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