Album: Self Help for Beginners
Label: Bad Life
Anno: 2011
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Self Help for Beginners (Bonus Track Version) — autoKratz
Un artwork accattivante con un mezzo busto di una donna dallo sguardo dipinto di rosso; un buon primo album e la benedizione e la partecipazione di Jagz Kooner (produttore dei Kasabian), Andrew Innes (Primal Scream) e Peter Hook (che negli ultimi tre anni ha portato malamente in tour i due album dei Joy Division) accentuano l’interesse per questo album.
Gli Autokratz sono uno duo londinese formato da David Cox e Russell Crank che si è fatto notare nel 2008 grazie ad una serie di remix e all’ep Down & Out In Paris & London. Il loro debutto nel 2009 con Animal si inseriva bene nella scena elettronica ponendosi in una via di mezzo fra passato (con chiari riferimenti a New Order, Ultravox e soprattutto Human League) e modernità (vicini a Justice e Digitalism).
Il nuovo album per la Bad Life, giovane label che si sta concentrando sull’elettronica danzereccia, mantiene più o meno la stessa direzione: c’è sempre la componente techno ma c’è anche un tentativo di “commercializzare il suono” proponendo un elettropop nell’insieme gradevole.
La prima traccia “Opposite of Love” mette subito in mostra questo aspetto: ritmo invasivo per tutta la durata del brano, che si “scioglie” nelle parti cantate. La presenza di Peter Hook si sente immediatamente in “Becoming the Wraith”, pezzo classico di synth-pop anni ’80 poco spigoloso e per questo poco convincente. “Fireflies” è sicuramente un bel brano ma pecca clamorosamente di originalità: sembra un brano dei New Order riarrangiato. Sulla stessa linea d’onda il successivo “Last Light”, pop nei ritornelli (più convincente “Their Gun”, un synth-pop più elegante e meno banale).
Bisogna arrivare al quinto brano, “The Seventh Seal”, per trovare qualcosa che convince del tutto: pulsazioni frenetiche, synth graffianti e voce sospirata creano l’immagine di un carrarmato ad alta velocità. Inarrestabile e potente. “Skin Machine” fa il paio con la precedente.
Piomba l’electro-rock con “Kick” (che ammicca ai Depeche Mode di “A question of Time”) che vede la partecipazione della seconda guest star ovvero Andrew Innes, chitarrista dei Primal Scream. “The Fallen” prosegue il discorso iniziato con “Kick” ma vira più verso il synth pop e strizza l’occhio alla garage-techno.
Echi di glaciale dark.wave si ritrovano nella straordinaria “My own Black Heart”; la (quasi) strumentale “R.I.S.E.” invece rimette il piede sull’acceleratore facendo venire in mente i Kraftwerk. Chiudono l’album la trascurabile “Every Little Scar” e il pezzo dell’album più “ignorante”(come direbbe Bertallot), ma apprezzabile, “A Train”.
Un disco decisamente interessante che tocca vari lati dell’elettronica: i punti di forza si trovano soprattutto nei pezzi synth-pop più aggressivi; nei brani di impostazione più pop c’è da rivedere qualcosa perchè peccano di banalità. La seconda prova è superata: sarebbe interessante che per la terza fatica esplorassero le sonorità di “My Own Black Heart”, pezzo diverso da tutto il resto ed esperimento dark ben riuscito.
Nicola Orlandino
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Self Help for Beginners (Bonus Track Version) — autoKratz
TRACKLIST
1. Opposite Of Love
2. Becoming The Wraith
3. Fireflies
4. Last Light
5. The Seventh Seal
6. Skin Machine
7. Kick (Feat. Andrew Innes)
8. The Fallen
9. My Own Black Heart
10. Rise
11. Their Gun
12. Every Little Scar
13. A-Train
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